Cresce la preoccupazione tra gli osservatori sull’attività della Cina impegnata a costituire, già dal 2017, una base dati forense di campioni di DNA raccolti nel 10% della propria popolazione maschile, e che dovrà essere uno strumento di supporto per le autorità di polizia impegnate a rintracciare i responsabili di atti criminosi: per diversi anni la polizia aveva raccolto DNA per tracciare il profilo genetico di uomini adulti e ragazzi di età scolare. L’Australian Strategic Policy Institute, think tank con sede a Canberra, sta denunciando il progetto del Governo di Pechino e realizzato un report in cui viene descritta l’operazione che può avere come fine ultimo l’intensificazione del controllo sociale sulla popolazione che ha scarso controllo su come vengano utilizzati i profili genetici e le informazioni personali. Gli scienziati e gli attivisti per i diritti umani sostengono che una base dati siffatta con i dati su individui senza una storia criminale non ha precedenti. Dall’osservatorio australiano anche il forte timore che la polizia possa utilizzare le informazioni sugli oppositori al governo. “La raccolta di dati genetici non ha nulla a che vedere con il crimine, ma è solo uno strumento di oppressione” sostiene Maya Wang del gruppo non profit Human Rights Watch di Hong Kong. Nature – 7 luglio 2020