Il travaglio politico dell’Algeria alla verifica elettorale di aprile
In Algeria, lotta al terrorismo e all’integralismo religioso, nascita di un fronte sociale che rivendichi maggiori diritti per lavoratori e disoccupati, lotte ambientaliste, sono temi complessi protagonisti del dibattito interno ai movimenti della sinistra del Paese nordafricano. Le dinamiche politiche rischiano di animare forme di protesta che possono sfuggire e innescare violenze e disordini destabilizzanti. Dalle elezioni del prossimo 18 aprile è possibile che non si manifesti una chiara maggioranza parlamentare tenuta insieme per vent’anni dall’ormai novantenne Presidente Bouteflika che ha governato l’Algeria creando consenso trasversale da sinistra a destra, mantenendo il Paese unito con laici e integralisti. L’islamismo degli anni ’80 ha rappresentato e si è fatto portavoce di diseredati e svantaggiati: ma “finché ci saranno disuguaglianze le idee della sinistra non potranno mai morire” sostiene Ameziane Manceur, sociologo di Orano. Le Monde diplomatique – febbraio 2019
In Siria oltre 300 attacchi chimici hanno colpito la popolazione civile
Nel corso della guerra civile siriana gli attacchi con gas cloruro, sarin e mostarda hanno prodotto centinaia di migliaia di vittime. Per gli autori del report Tobias Schneider e Theresa Lütkefend del Berlin-based Global Public Policy Institute c’è il sospetto che il numero reale possa essere significativamente più alto. I ricercatori hanno analizzato le informazioni sugli attacchi a partire dal 2012 e revisionato i dati disponibili verificando ogni dettaglio. Sono state raccolte evidenze dalle “organizzazioni non governative siriane e internazionali”, monitorati i gruppi, le aziende private, gli amministratori locali, le organizzazioni e i media internazionali, oltre alla verifica “open source”: il 2% degli attacchi con armi chimiche sono da attribuire allo Stato Islamico mentre il 98% sono da ascrivere al regime del Presidente siriano Bashar Al Assad. Cbrneportal.com – 17 febbraio 2019
I dollari USA per il ripristino della dissestata sanità libica
L’OMS/WHO con altri partner impegnati nella salute internazionale, ha accolto con favore il finanziamento deciso dagli Stati Uniti di complessivi 43.5 mln di dollari per interventi in Libia in ambito sanitario e diretti a circa 400mila persone coinvolte dalla guerra tra fazioni.
Per il dr. Syed Jaffar Hussain, rappresentante WHO in Libia, “anni di conflitto e la crisi attuale, hanno provocato il collasso del sistema sanitario: molte strutture sono totalmente, o solo in parte, chiuse mentre non è possibile l’accesso ai servizi sanitari da parte della popolazione dopo otto anni di guerra civile”.
La relazione di WHO/OMS sottolinea come il 17,5% degli ospedali e il 20% delle strutture d’emergenza e 18 ospedali specializzati siano parzialmente danneggiati o completamente distrutti: le strutture sanitarie che restano funzionali sono a rischio continuo di attacco con oltre il 41% degli obiettivi diretti al personale sanitario.
La carenza di farmaci essenziali e di servizi sanitari, e le limitate capacità dei programmi nazionali di sanità pubblica, aumentano il rischio diffusione malattie trasmissibili tra cui diarrea, leishmania, tubercolosi e malattie prevenibili con i vaccini: migranti e persone dislocate, rifugiati e comunità rurali sono le più a rischio. Gli accessi inadeguati ai servizi e all’assistenza incidono su chi è colpito da malattie croniche, sulle persone con necessità particolari e affetti da malattie mentali, sulle donne in gravidanza e sui servizi neonatali. WHO/OMS – 11 febbraio 2019
Iran, a 40 anni dalla rivoluzione degli ayatollah
Nel 1979 dopo 15 anni di esilio francese, con il ritorno in Iran dell’ayatollah Khomeini, si è palesata a tutti fin da allora l’incertezza politica che avrebbe attanagliato il Paese governato dal 1925 dalla Dinastia Palhavi. Non avevano idea di cosa potesse accadere gli Stati Uniti colpiti dalla rapidità degli eventi, per tanti anni il maggiore alleato in quell’area del Medio Oriente; non sapevano nulla circa il loro futuro gli iraniani stessi che pretendevano ora giustizia e libertà una volta rovesciato un regime percepito come corrotto e autoritario; e il futuro apparve oscuro allo stesso Khomeini. La rivoluzione che apparentemente sembrava impossibile, divenne uno degli eventi più significativi nella storia del 20° secolo. Cosa è successo da allora? A quale costo può la sopravvivenza dello Stato essere combinata con la sopravvivenza della Rivoluzione? Che cosa è rimasto degli ideali della rivoluzione e della generazione dei rivoluzionari nel cambiamento della società iraniana? E come la Repubblica Islamica ha interagito con una regione, e con il resto del mondo, che spesso non è riuscita ad accettare la sua piena normalizzazione? ISPI – Italian Institute for International Political Studies, Dossier – 9 febbraio 2019
In Kenya il training per affrontare il pericolo degli improvised explosive devices
La Germania donerà al Kenya 1.8 mln di Euro per la realizzazione di un istituto per la formazione di capacità operative del Kenya Defense Forces, KDF, per individuazione e trattamento in sicurezza di apparati esplosivi: il Counter-Improvised Explosive Device Centre, C-IED Centre, collocato a Nairobi all’Embakasi Garrison sarà nucleo interno all’International Peace Support Training Centre.
L’approvazione della realizzazione del C-IED Centre è stata siglata due giorni dopo l’esplosione di un apparato IED vicino il Nairobi’s Central Business District, e a due settimane dall’attacco terroristico in 14 Riverside che ha causato 21 vittime e il ferimento di diverse persone.
Nell’agosto dello scorso anno 5 soldati del KDF sono stati uccisi dopo che il loro veicolo era stato colpito dall’esplosione di un improvised explosive devices a Lamu. Le truppe stavano distribuendo acqua alla popolazione. Cbrneportal.com – 31 gennaio 2019
Guinea, nei repats la fiducia per la rinascita
In Africa la crescita economica in atto assicura ad un sempre crescente numero di espatriati il ritorno nella propria terra: il ritorno dei “repats”, vuole contribuire alla rinascita del Continente per troppo tempo afflitto da guerre, malattie e carestie.
Dal 1958 la Guinea libera dal giogo coloniale francese, ha dovuto lottare per preservare la propria libertà ottenuta a caro prezzo e dai tentativi della Francia di destabilizzarla. Nonostante le mai sopite tensioni interetniche, in Guinea il flusso sociale di ritorno promette nuova energia progettuale al paese dove il 55% della popolazione vive sotto la soglia di povertà ed ha un tasso di disoccupazione giovanile dell’80%: Governo e stampa indicano nei repats l’esempio di un paese che crede nella rinascita e nello sviluppo.
In Guinea, con la fine del regime di Sekou Tourè nel 1984, il fenomeno dei rimpatri era dovuto al rientro di tanti perseguitati politici: oggi rientrano i figli dei funzionari politici e delle famiglie benestanti che hanno studiato all’estero che facilmente vengono inseriti nel sistema produttivo e di potere grazie alle buone entrature di famiglia. Non per questo si ferma la diaspora dei tanti guineani che abbandonano da clandestini la propria terra in cerca di fortuna e ricchezza. le Monde diplomatique – gennaio 2019
Lettere al cianuro, firmate Aum Shinrikyo
Venerdì 25 gennaio, nove aziende in Giappone hanno ricevuto lettere intimidatorie contenenti una polvere bianca che le analisi hanno accertato essere cianuro. Le lettere inviate a varie imprese farmaceutiche e giornali erano firmate da Shoko Asahara leader della setta dell’Aum Shinrikyo, condannato a morte lo scorso anno, con la richiesta di un riscatto in bitcoin e la minaccia di immettere in commercio farmaci contenenti cianuro di potassio: una tragedia potrà aver luogo se le condizioni poste non verranno rispettate entro il 22 febbraio. Le autorità di polizia nipponiche hanno dichiarato che non è stato arrestato alcun responsabile. Secondo un aggiornamento, le aziende raggiunte dalle missive “al veleno” sono 19. Cbrnworld.com – 28 gennaio 2019
Inquinamento delle acque in Europa
In Europa sono necessarie misure eccezionali per contrastare la presenza di sostanze chimiche presenti nelle acque di fiumi e laghi. Secondo la EEA, European Environmental Agency, tra le sostanze rilevanti pericolose per la salute umana si rileva la presenza del diclorometano, tricloroetilene, 1,2-dicloroetano, carbonio tetracloruro utilizzato come liquido di raffreddamento, e il tetracloroetilene disaggregante utilizzato nei sistemi industriali per i lavaggi a secco.
Anche se presenti individualmente in concentrazioni nocive, una sostanza come il mercurio può combinarsi con “sali naturali, composti organici, nutrienti da liquami o con acque di scolo o di scarto e con sostanze chimiche provenienti da emissioni gassose. Per la gestione delle acque i regolamenti europei forniscono un approccio “morbido” ma non riflettono gli sviluppi scientifici recenti nella valutazione delle miscelazioni che si vanno a comporre. ChemicalWatch.com – 22 gennaio 2019
L’agente nervino Novichok in un elenco di sostanze da proibire, lo dice l’OPCW
Secondo fonti diplomatiche, il Novichok, l’agente nervino utilizzato a Salisburgo per eliminare un ex dei servizi segreti, deve essere inserito in un elenco di sostanze proibite, come da proposta congiunta portata avanti da Canada, Olanda e Stati Uniti e adottata da 41 membri del consiglio esecutivo dell’OPCW, Organisation for the Prohibition of Chemical Weapons.
La Gran Bretagna ha accusato gli agenti di Mosca di aver deliberatamente avvelenato a Salisburgo lo 007 russo Sergei Skripal e sua figlia con l’utilizzo del Novichok, la sostanza nervina letale e altamente tossica preparata in Unione Sovietica durante la Guerra Fredda. Il consiglio esecutivo dell’OPCW ha stabilito l’inserimento del Novichok tra le Chemical Weapons. cbrneportal.com – 14 gennaio 2019
La sicurezza CBRN in Africa
E’ opinione diffusa che la comunità internazionale non sia preparata ad affrontare minacce chimiche, biologiche, radiologiche o nucleari (CBRN, chemical, biological, radiological, nuclear). Nell’attuale scenario, gli Stati d’Africa cercano di contrastare la crescita di al-Qaeda presente nel Maghreb islamico, l’espandersi di Boko Haram in Nigeria, di al-Shabaab in Somalia, e dell’ISIL in Libia.
In alcuni territori tra la Regione dei Grandi Laghi e il Corno d’Africa, si sta confermando lo sviluppo industriale mentre in altri sono ancora forti le tensioni causate da instabilità politica e tumulti sociali. Le sfide correnti che attanagliano il Continente sono endemiche del sottosviluppo: gravi livelli di povertà e crisi alimentari, carenza di lavoro, arretratezza igienico-sanitaria e mai sopite dinamiche e dispute tribali, rendono l’intera Africa terreno fertile alle infiltrazioni terroristiche. Il perpetrarsi di questo stato di cose è garantito anche da marcati livelli di corruzione ed elevati tassi di criminalità che coinvolgono ampi strati sociali esposti e suscettibili alla propaganda del fanatismo politico-religioso.
In questo contesto occorre valutare le presenze sul territorio di programmi o installazioni nucleari per uso civile o militare o di impianti industriali ad uso civile per la produzione di sostanze chimiche: esiste la fondata preoccupazione che formazioni terroristiche animate da fanatismo religioso e da mai sopite tensioni nei confronti dei Governi europei, possano entrare in possesso di armi di distruzione di massa.
