Secondo una tesi presentata da Chinmay Dwibedi “doctoral student” del Department of Clinical Microbiology alla Umea University e presso la Swedish Defence Research Agency, FOI, la Francisella Tularensis, il batterio della tularemia, può sopravvivere per lunghi periodi. La tesi propone un metodo per il tracciamento del batterio “efficace anche in piccoli quantitativi, e che lo identifica come arma biologica”. Per l’autore, data l’importanza dell’individuazione delle diverse colture batteriche, si è accertato che il genoma del batterio non muta per anni ed è capace di sopravvivere senza nutrimento in laboratorio, e di migrare per migliaia di chilometri lasciando segnali evolutivi come traccia dello spostamento. Come pubblicato su cbrneworld.com, i risultati indicano che il batterio ha una capacità naturale di storage in quiescenza prima di riattivarsi, in grado di causare nuove infezioni. cbrneworld.com – 27 febbraio 2019