Se era necessaria la conferma della bramosia della Russia sull’Africa, la sanguinosa guerra in Sudan è la palese conferma di un marcato interesse geopolitico da parte di Mosca. In Sudan dal 15 aprile, fine del sacro Ramadan, gli eserciti dei generali Abdel Fattah Burhan e Mohamed Hamdan Dagalo, il primo vicino a Stati Uniti e Europa, il secondo detentore con i paramilitari della Wagner del controllo minerario che fa gola con il suo oro a Mosca, si contendono il potere. Dalla fine del 2022 il Presidente Abdel Burhan intendeva democratizzare e smantellare le forze di supporto rapido Rsf.

Il Sudan, spinto verso Mosca dalla ritrosia internazionale e dalle sanzioni di Washington, è per i sovietici il comodo “cavallo di Troia” per l’ingresso strategico in Africa dove Mosca ha progettato a Port Sudan un’importante approdo per le sue navi.

Gli Stati Uniti che avevano nominato a Khartoum John Godfrey loro ambasciatore dopo 25 anni, devono ridimensionare i piani. Lo scontro fratricida tra Burhan e Dagalo è la soluzione per il controllo di una regione ricca di risorse minerarie senza che la contesa inneschi nuovi venti di guerra tra le superpotenze. Geopolitica.info – 27 aprile 2023 – Tommaso Di Caprio