Il Rapporto del dicembre 2017 del National security strategy degli Stati Uniti, indica la Russia come potenza revisionista che intende abbattere il sistema internazionale esistente: la strategia attuale di Mosca è quella di esportare il proprio modello politico cercando maggiore vicinanza con la Cina per alimentare il rafforzamento e l’alleanza tra autocrazie.

La Russia di Vladimir Putin al Governo dal 2000 intende combinare l’atlantismo del primo periodo post comunista con il pensiero di Evgenij Primakov che definiva la Russia “potenza resistente” e forza di contrappeso all’unilateralismo americano, per raggiungere l’alleanza tra potenze non atlantiche. Con la critica agli Stati Uniti del 2007, Putin, contrario alla visione del mondo unipolare, auspica “regole comuni universalmente accettate” per la sovranità delle Nazioni e gli interessi dei popoli, verso la costruzione di un sistema internazionale antiegemonico. Con l’accordo di “armonizzazione” (sopryazhenie) e la realizzazione della “nuova via della seta” con la Cina di Xi Jinping, il Governo di Mosca, intende collegare al progetto di Grande Eurasia reti e infrastrutture che comprendano l’Asean, l’Associazione delle Nazioni del Sudest asiatico.

La Russia che non ha mai rinunciato alla propria identità occidentale, e ai suoi mille anni di storia, spinge verso il riconoscimento anche delle proprie radici cristiane alla base della civiltà occidentale. le Monde diplomatique – ottobre 2019