Dalla diffusione della pandemia di SARS-CoV-2 sono passati tre anni e alcuni problemi forse non ancora risolti: anche se ridimensionato, il COVID19 c’è ancora con la consapevolezza tra gli esperti delle conseguenze che potrebbero emergere da una nuova emergenza.

Nella documentazione in possesso all’Organizzazione Mondiale della Sanità esistono virus a potenziale pandemico valutati nella patogenicità e nelle opzioni per il trattamento.

La famiglia dei coronavirus, cinque anni fa sarebbe apparsa in poche liste di esperti, considerata di scarsa pericolosità capace di causare disturbi lievi, fino alla SARS del 2002. Nel 2015 la comparsa della MERS, middle east respiratory syndrome.

Il virus Zika nel biennio 2015-2016 ha creato il panico: la sua diffusione in Brasile ha provocato un’epidemia che si è diffusa in America Latina. Trasmesso dalle zanzare, il virus Zika era conosciuto da tempo e si pensava potesse causare sintomi lievi oltre a eruzioni cutanee e febbre. Nei neonati gli studi sulla sua diffusione hanno accertato l’associazione tra l’infezione e la microcefalia, e altri disturbi neurologici. Nel 2016 l’OMS ha dichiarato la Public Health Emergency of International Concern: nonostante l’epidemia sia stata contenuta con la quarantena e il controllo delle zanzare, 86 Paesi e territori hanno confermato la trasmissione del virus Zika causata dalle punture di zanzara. Nessun vaccino è ancora disponibile e la nostra comprensione circa lo sviluppo della microencefalopatia è iniziale. E il virus Zika resta tra noi.

Le febbri emorragiche provocano sanguinamenti fatali da occhi e orecchie. Dei virus emorragici Ebola è il più noto dopo le epidemie che hanno colpito l’Africa. L’epidemia del 2014 nell’Africa occidentale, diffusa in diversi Paesi e regioni del Continente, col rischio di diffondersi a livello globale, rimane nella consapevolezza pubblica e causa principale per lo sviluppo del primo vaccino utilizzato.

Le febbri emorragiche virali, trasmesse da contatti ravvicinati, comprendono più malattie comuni come le paramyxoviridae tra cui parotite/orecchioni e morbillo. Uno di questi giustifica la menzione nella lista dei patogeni dell’OMS; il Nipah virus. Epidemie contenute vengono registrate ogni anno in India e in Bangladesh dove a gennaio/febbraio 2023 ha causato 8 vittime. Nonostante l’epidemia sia leggera, in alcuni si sviluppa encefalite. Il Nipah ha una mortalità del 40/70% e se si diffonde come il morbillo, che causa 12-18 infezioni per caso, può divenire catastrofica. Non esistono trattamenti autorizzati disponibili. Sono cinque le febbri emorragiche presenti nella lista dell’OMS. Ebola e Nipah sono virus Marburg (simile a Ebola), Lassa fever (in alcune aree della Liberia e Sierra Leone circa il 10/16% dei ricoverati sono a causa di Lassa fever), Rift Valley fever e Crimean Congo hemorrhagic fever. Queste sono rilevate in epidemie occasionali in Africa e Asia dove esiste la possibilità di trasmissione tra animali, pipistrelli e topi, e l’uomo.

L’influenza non è presente nella lista dell’OMS, perché come per l’HIV/AIDS, sono state “accertate iniziative di controllo”. Molti esperti ancora sostengono come l’influenza causi grave preoccupazione, ha un periodo di incubazione breve di circa 1.4 giorni, che gli consente di diffondersi rapidamente, e rappresenta una delle maggiori cause di morte tra gli uomini. In Gran Bretagna l’influenza stagionale causa circa 10mila vittime ogni anno e vale ricordare come l’umanità abbia vissuto drammatiche pandemie negli ultimi 100 anni (1918, 1957, 1968 e 2009).

Il vaccino annuale per l’influenza è generalmente efficace solo per il 40/60% contro il nuovo ceppo e rimane la discussione su quanto siano efficaci per l’influenza gli antivirali esistenti.

Esiste la possibilità di un nuovo tipo di invasione influenzale dal regno animale, in particolare da uccelli e maiali come accaduto nel 2009: ogni anno osserviamo una nuova minaccia da nuovi ceppi di influenza aviaria. La trasmissione dagli uccelli all’uomo non è comune ma quando accade è trattata seriamente, in particolare se poi è in grado di trasmettersi da uomo a uomo. Nel febbraio 2023 l’allarme è stato alzato quando in Cambogia una ragazza e suo padre sono deceduti a causa di un ceppo di influenza aviaria recente nonostante le successive analisi genetiche mostravano l’infezione da due ceppi diversi, smentendo la trasmissione interumana. L’attenzione resta alta: il 27 marzo in Cina è stato riportato un nuovo caso di influenza aviaria A (H3N8) ma nessun altro caso era stato rilevato tra i contatti ravvicinati delle persone infettate. L’OMS conclude che “sembra che questo virus non abbia la capacità di diffusione tra gli uomini e il livello di rischio di trasmissione nazionale regionale e internazionale sia da considerarsi basso”.

Il Disease X ènella lista dei patogeni redatta dall’OMS/WHO, la nuova malattia di cui gli esperti non prevedevano la comparsa, sconosciuto al nostro organismo che emerge dal nulla e che dimostra l’alta trasmissibilità e gravità.

John Mescola direttore del centro di ricerca sui vaccini del NIAID, National Institute of Allergy and Infectious Diseases, ha dichiarato al FT Financial Times che il COVID ha insegnato “che non dovremmo sottovalutare l’abilità di un virus di emergere, mutare e adattarsi” da dentro un singolo virus. Jonathan Quick professore alla US Duke Global Health Institute, ha dichiarato che i virus RNA dovrebbero essere trattati come la “cerchia ristretta di minacce pandemiche” perché loro “non hanno  dei buoni autocorrettori nella loro genetica” e sono perciò più probabili a mutare  che i virus a base DNA. I virus che codificano il loro genoma in RNA comprendono i coronavirus, l’influenza e l’HIV.

Oltre ai virus c’è anche la possibilità che funghi o batteri possano causare una maggiore diffusione di malattie che rischiano di non poter essere adeguatamente curate a causa della resistenza antimicrobica. Nicole Lurie direttore esecutivo presso la Coalition for Epidemic Preparedness Innovations, CEPI, ha dichiarato a BMJ che il mondo è in “una nuova era” a causa del cambiamento climatico, per la distruzione degli habitat animali, per lo sconfinamento umano all’interno di aree una volta isolate, e per l’aumentata interazione tra l’uomo e gli animali, che alimentano l’emersione di ceppi virali nuovi come “disease X”. Il presidente esecutivo di CEPI, Richard Hatchett, ha allertato sulle minacce epidemiche regionali quali malaria, dengue fever e chikungunya che “non sono necessariamente malattie che hanno un potenziale pandemico globale ma che possono essere altamente distruttive e in grado di imporre pesanti conseguenze alle società colpite”.

“Sappiamo che alcune malattie posseggono potenziali pandemici elevati come non c’è la certezza che la prossima pandemia verrà causata da un virus respiratorio” sostiene Josie Golding responsabile del Centro di Epidemiologia presso la Wellcome. “La consapevolezza dovrebbe essere realizzata con risposte nazionali e basata sulle esperienze dei paesi a basso e medio reddito che spesso sopportano le maggiori conseguenze delle epidemie”. BMJ Feature – Mun-Keat Looi – June 2023