La Russia è tornata a incidere in modo determinante sugli equilibri in Africa e Medio Oriente attraverso una massiccia presenza di suoi uomini in aree ad elevato interesse strategico: contractors della Private Military Company, PMC, della russa Wagner Group, con esperti civili e istruttori militari sostenuti economicamente dall’ex CEO del gruppo petrolifero Yukos, Mikhail Khodorkovsky, vengono utilizzati per il mantenimento degli equilibri politici in quei Paesi dove presenti, e provvedono alla formazione del personale militare locale. Oltre all’idea di costituire una base militare in Sudan, anche l’Eritrea in un futuro ormai prossimo potrebbe rientrare nelle sfere di interesse di Mosca che otterrebbe facile accesso al Mar Rosso, al Golfo di Aden e nell’Oceano Indiano occidentale. Altre fonti parlano dei russi in Mozambico e in Burundi per costruire una base aerea. Per il SIPRI, Stockholm International Peace Research Institute, la Russia tra 2012 e 2016 è stata la nazione che ha fornito più armi all’Africa (35%) seguita da Cina (17%), Stati Uniti (9,6%) e Francia (6,9%), e continua nell’ampliare la sua ingerenza commerciale, passata da 3.4 mld di dollari a 3,5 mld di dollari. L’Africa, terra ricca di materie prime, attrae: una risorsa mineraria di valore è rappresentata dal coltan che con altri metalli interessa molti per lo sviluppo delle nuove tecnologie. La Russia di Putin è lì. Geopolitica.info – 8 ottobre 2019