Secondo una ricerca del Laboratorio sulle disuguaglianze mondiali il Libano sull’orlo di una grave crisi economica non riesce a reperire valuta estera o prestiti internazionali necessari a pagare fonti energetiche, medicinali e cereali. La ricchezza nelle tasche dell’1% dei libanesi è alimentata da abusi e corruzione che contribuiscono ad impoverire la classe media, ad accrescere l’inflazione e la svalutazione della moneta nazionale: nell’autunno 2019 professori universitari e dipendenti della previdenza sociale hanno scioperato insieme ai pensionati dell’esercito contestando le misure di austerità decise dal Governo guidato dal Generale Aoun.
In Libano la causa delle prime manifestazioni di piazza è stata l’introduzione da parte del Ministero delle Telecomunicazioni della tassa su Whatsapp che ha scatenato la protesta della popolazione favorevole a riforme radicali per combattere i mali antichi di clientelismo e corruzione che opprimono il sistema politico. Mentre il partito confessionale Hezbollah difende l’attuale presidenza Aoun, le Forze Libanesi Cristiane e il Partito Socialista Progressista di Walid Jumblatt sono schierati a favore delle contestazioni di piazza per l’avvento di tecnocrati indipendenti. le Monde diplomatique – gennaio 2020