L’Etiopia secondo paese d’Africa con una popolazione di circa 125 mln di abitanti e 12 regioni amministrative, dal 4 novembre 2020 è scossa da un violento conflitto armato tra il Tigray Peoples Liberal Front e il Governo di Addis Abeba. La crisi sta provocando una drammatica migrazione interna con la popolazione costretta ad abbandonare le terre di origine con disgregazione dei nuclei familiari e pesanti perdite economiche e il disfacimento delle culture locali dai forti valori tradizionali che caratterizzano la vita di civile di queste regioni. Sono gravi le conseguenze sulla salute mentale della popolazione colpita dal dramma del conflitto con effetti nel breve e lungo periodo. Secondo le stime di OMS/WHO i disturbi diagnosticati sono depressione, ansia e stress post traumatico, disturbo bipolare, schizofrenia, depressione profonda: circa 30mila sono gli individui che necessitano di interventi sulla salute mentale ma sono oltre 1500 le strutture distrutte e 10mila le unità di personale sanitario rimosso. Le avversità che potrebbero aumentare il rischio dei problemi di salute mentale tra la popolazione sono le uccisioni di massa e i ferimenti, atti di violenza di genere, i rapimenti da parte di gruppi e non denunciati a causa dello stigma sociale e della indisponibilità e inefficacia dei servizi di salute mentale. Nel Nord Etiopia occorrono modelli di sanità multisettoriali, psicoeducativi e di skill training, di riabilitazione e trattamenti psicologici necessari per fornire nelle case, scuole, comunità, istituzioni religiose e sanitarie una crescente consapevolezza. Diverse Agenzie delle Nazioni Unite (UN Population Fund, UN High Commissioner for Refugees, UNICEF, WHO e International Organization for Migration) lavorano per formare counsellor di comunità e identificare le donne vittime di violenze. www.thelancet.com/psychiatry – marzo 2022 – Abel Fekadu Dadi