Per difendere i territori annessi in modo illegale in questi mesi di guerra all’Ucraina, la Russia minaccia l’uso di armi nucleari e radiologiche. In Europa e Ucraina la preparazione ad attacchi di questo tipo per localizzazione e risposta è considerata variabile.
Da parte dell’OPCW, Organisation for the Prohibition of Chemical Weapons nonostante i divieti, la ricerca della Russia sulle armi chimiche si è incentrata sullo sviluppo di più potenti sistemi con organofosfati e agenti nervini nel passato decennio utilizzati per eliminare oppositori politici. Queste sostanze di quarta generazione (Novichok) sono altamente letali e permangono a lungo nell’ambiente.
Nel 2002 nell’attacco a Mosca al Teatro Dubrovka, per neutralizzare i terroristi ceceni che avevano preso in ostaggio molti dei presenti, le forze speciali russe utilizzarono oppioidi remifentanil e carfentanyl: immessi nell’ambiente del teatro tramite i sistemi di aerazione neutralizzarono terroristi e spettatori. Nonostante siano poco utilizzate in battaglia, simili sostanze si teme possano essere impiegate contro i soldati ucraini, sugli oppositori politici, sui civili nelle case o nei tunnel delle metropolitane, nei rifugi o colpire i ricoverati negli ospedali.
I russi sono in grado di diffondere antrace (Bacillus anthracis), peste (Yersinia pestis), botulino (Clostridium botulinum) e vaiolo (Variola major): gli armamenti biologici sono meno impiegati rispetto agli agenti chimici ma di recente gli osservatori non ne escludono l’utilizzo. Alla sua rielezione nel 2012 il Presidente Putin ha sollecitato lo sviluppo di armi basate su “principi genetici” alludendo al recupero del programma sovietico di armamenti biologici.
Il rilascio deliberato o involontario di materiale radiologico rappresenta un pericolo. Molti considerano questa tipologia di crisi in I’Ucraina da danni a infrastrutture (impianto nucleare a Zaporizhzhia), da contaminazione ambientale con rifiuti radioattivi o tramite rilascio di “dirty bomb” (uso tradizionale di esplosivo combinato con materiale radioattivo).
Una emergenza CBRNE rischia di avere un drammatico impatto ambientale e di incrinare in modo ulteriore il sistema di sanità pubblica ucraino già al punto di rottura. E’ essenziale che i sistemi sanitari di tutti i Paesi con OMS/WHO, Nazioni Unite o OPCW offrano vicinanza alle organizzazioni governative e ONG per la condivisione delle best practice. La minaccia CBRNE, la tempestività di intervento, le fasi di evacuazione e decontaminazione, e l’immediato trasporto delle vittime a più alti livelli di sicurezza sono i momenti essenziali per mitigare morbidità e mortalità. Così come sarà necessario approntare un rapido sistema di consultazione con esperti CBRNE per assistere il personale esposto nell’emergenza.
Il mondo attuale è considerevolmente più instabile, e i lavoratori impegnati nella sanità pubblica rischiano di trovarsi sulla linea di fuoco a fronteggiare sfide senza precedenti. I nuovi scenari geopolitici obbligano alla necessità, anche solo teorica, di saper affrontare le emergenze CBRNE e obbliga la comunità scientifica globale a cercare l’abolizione di questi armamenti. Jama – Erik Goralnick, Peter R. Chai, Timpothy B. Erickson – 5 dicembre 2022