Da parte delle forze armate statunitensi c’è da tempo particolare attenzione allo sviluppo di progetti di ricerca sociale applicata ai conflitti armati. Con la guerra in Iraq e la sua invasione sono state sperimentate “forme automatizzate di controllo sociale e di predizione concepite per tracciare gli insorti” in modo da permettere all’esercito di colpire un individuo identificato/classificato come un “modello comportamentale”.
Questa attività è realizzata con strumenti di “geolocalizzazione” essenziali nell’individuare soggetti “insorti” presenti sulle mappe come “nodi di una rete che bisogna far scomparire”, costellazione di sentimenti bersaglio.
In generale, nel “conflitto asimmetrico” che impegna le forze di sicurezza e di intelligence è fondamentale l’attività degli studiosi di scienze sociali che svolgono la stretta sorveglianza delle popolazioni e della loro “modellazione dei comportamenti”. Se radar, droni e dati satellitari individuano corpi in zone di guerra, si tenta di penetrare la realtà psicosociale per rilevare i cambiamenti in tempo reale. le Monde diplomatique – marzo 2019