In Sudan, nella capitale Khartoum i palazzi del potere celebrano i passaggi politici intrecciati nell’arco degli anni: leader carismatici come Omar al Bashir e il dittatore Jafar al-Nimeyri destituito nel 1985 dopo sedici anni di assoluto dominio, hanno dominato il paese avvolto da una dinamica rivoluzionaria mai doma con costanti tensioni tra militari e società civile. L’Associazione professionisti sudanesi, APS, costituita da medici, giornalisti, avvocati, veterinari, ingegneri e insegnanti di scuola e università, chiede maggiore autonomia e continua a svolgere un’azione informativa con l’utilizzo di internet e social network, per trasmettere alla società intera gli obiettivi delle lotte sociali e sindacali intraprese. L’APS ha raccolto adesioni da tutti i segmenti della politica che si contrapponevano al regime di Omar al-Bashir destituito nel dicembre 2019, oltre che dai liberali laici o dai religiosi moderati, dai comunisti, nazionalisti arabi e regionalisti. A questo attivismo democratico dei professionisti si associano i comitati di resistenza, CR, che hanno costituito “comitati di cambiamento e dei servizi” in sostituzione dei “comitati popolari”, per la corretta distribuzione di pane e carburante. In Sudan, politica economica e trasferimento del potere ai civili sono le due questioni imprescindibili per la transizione verso la democrazia: la difficile situazione impone al Governo di Khartoum la ricerca di alleanze con i paesi più ricchi. Di fronte alla determinazione del campo rivoluzionario, i militari rimarranno inermi? le Monde diplomatiquemaggio 2020