In Africa la crescita economica in atto assicura ad un sempre crescente numero di espatriati il ritorno nella propria terra. Il ritorno dei cervelli, i “repats”, vuole contribuire alla rinascita del Continente per troppo tempo afflitto da guerre, malattie e carestie.
Dal 1958 la Guinea libera dal giogo coloniale francese ha dovuto lottare per preservare la propria libertà ottenuta a caro prezzo e dai tentativi della Francia di destabilizzarla. Nonostante le mai sopite tensioni interetniche, in Guinea il flusso sociale di ritorno promette nuova energia progettuale al paese dove il 55% della popolazione vive sotto la soglia di povertà ed ha un tasso di disoccupazione giovanile dell’80%: Governo e stampa indicano nei “repats” l’esempio di un paese che crede nella rinascita e nello sviluppo.
In Guinea, con la fine del regime di Sekou Tourè nel 1984, il fenomeno dei rimpatri era dovuto al rientro di tanti perseguitati politici: oggi rientrano i figli dei funzionari politici e delle famiglie benestanti che hanno studiato all’estero che facilmente vengono inseriti nel sistema produttivo e di potere grazie alle buone entrature di famiglia. Non per questo si ferma la diaspora dei tanti guineani che abbandonano da clandestini la propria terra in cerca di fortuna e ricchezza. le Monde diplomatique – gennaio 2019