Mentre prosegue il dibattito sull’origine della pandemia di Covid-19 un recente studio pubblicato su Nature pone l’accento sul rischio persistente generato dal commercio di pelli animali: per i ricercatori cinesi, animali da pelliccia allevati in Cina hanno virus che potrebbero trasmettersi all’uomo. Tra gli animali esaminati è compreso il cane procione in vendita sui banchi del mercato di Wuhan, Cina, tristemente noto e collegato ai primi casi di COVID-19. Per Gregory Gray, epidemiologo della University of Texas Medical Branch l’articolo considera il rischio secondo cui gli allevamenti degli animali da pelliccia sono un serbatoio di virus che prosperano con altri animali in prossimità. Dal 2021 la ricerca svolta da studiosi di Stati Uniti, Europa e Australia, ha analizzato, da diverse province della Cina, i tessuti degli animali da pelliccia, colpiti da malattia. Oltre al procione lo studio avvisa circa i rischi provenienti da altre specie animali quali volpe rossa, volpe artica, visoni, analizza specie allevate per scopo alimentare e la medicina tradizionale come cervo, topo muschiato, porcellino d’India, conigli e tassi, e individua 39 virus a “rischio elevato” di salto di specie. Molta attenzione viene dedicata ai visoni portatori di coronavirus del pipistrello, simile a quello causa nell’uomo della MERS, Middle East Respiratory Syndrome. L’evidenza “che esso compia il passaggio da pipistrello a visone è il campanello d’allarme” sostiene il coautore Edward Holmes, biologo evoluzionista della University of Sydney inserito nel team che ha segnalato la relazione tra procioni di Wuhan e SARS-CoV-2. In un nuovo studio i procioni covano un coronavirus che ha causato malattia nell’uomo: il coronavirus canino. Gray ha guidato ricercatori che nel 2021 hanno segnalato questo patogeno che in Malaysia che aveva causato un’epidemia di polmonite. Nello stesso periodo l’epidemiologo J. Glenn Morris Jr. dell’University of Florida con il suo gruppo ha accertato un virus presente in un uomo ad Haiti in missione umanitaria. Altri animali analizzati ospitano diversi virus conosciuti dall’uomo e causa di influenza, epatite E, encefalite giapponese e di quelli che provocano diarrea. “E’ necessario alzare il livello della sorveglianza sul mondo animale per valutare i rischi potenziali per la salute pubblica” ha concluso Morris. Secondo la virologa Marion Koopmans dell’Erasmus University Medical Center lo studio offre “un altro esempio del perché l’allevamento di animali da pelliccia rappresenti un rischio per la salute pubblica e che necessita di essere regolato, un problema della Cina e non solo che vede l’Europa maggior produttore di animali da pelliccia. Nonostante l’enorme tributo pagato ovunque per il COVID-19 ancora non si fa abbastanza per prevenire nuove pandemie. Science Insider – 5 settembre 2024 – Jon Cohen