Uscito nel 1975 dal giogo coloniale portoghese, il Mozambico ha vissuto per molti anni la violenza della guerra civile che ne ha incrinato il tessuto sociale: la lotta di liberazione fu sostenuta dal Frente de Libertacao de Mozambique, FRELIMO, al quale si contrapponeva la Renamo movimento incoraggiato dai confinanti Rodesia e Sudafrica. L’accordo di pace raggiunto tra i due schieramenti nel 1992, auspicata e promossa dall’italiana Comunità di Sant’Egidio, mise fine alla guerra fratricida.
Il confronto militare tra milizie armate e i governativi riprese nel 2013 mentre la crisi economica del 2016 ha provocato la ritirata delle istituzioni finanziarie e la crescita del debito pubblico con perdita degli aiuti programmati e la marginalizzazione socio economica delle comunità locali. In questo scenario, in Mozambico, paese con una potenziale capacità estrattiva mineraria molto ricca per la presenza di cospicui quantitativi di titanio, carbone, oro e diamanti, si collocano le elezioni presidenziali del 15 ottobre che dovranno forse affidare un nuovo mandato all’attuale Presidente Filipe Jacinto Nyusi che dovrà cercare di sedare le tante tensioni latenti. ISPI, Italian Institute for International Political Studies – 15 ottobre 2019