Nel 2015 la Grecia che era dichiarata fallita, ridotta a protettorato di Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale che analizzavano ogni spesa per cercare di ricomporre, e ripagare un debito ritenuto “insostenibile”, che su pressione della Germania furono inflessibili sul welfare sociale greco imponendo aumenti di tasse, riduzioni nel settore sanitario con l’affollamento degli ospedali e carenza di farmaci, oltre che l’abbattimento dei benefici per la disoccupazione con salari al minimo e aumento dell’età pensionabile,  ha intrapreso massicci acquisiti nel settore difesa. Il Governo di Atene ha aumentato le spese militari passate dal 2.46% del 2015 al 2.79% del GDP del 2020 per l’acquisto di 24 aerei Rafale, tre fregate “cutting-edge”, F35 Lockheed Martin, elicotteri Sikorsky, droni, camion e missili. All’esangue tavolo greco ci sarà la grassa francese Dassault che fornisce ad Atene costosissimi aerei da combattimento.

Ma la Grecia ha una spina nel fianco, teme la vicina Turchia che occupa Cipro da 50 anni in modo arbitrario e provoca tensione nell’area orientale del Mediterraneo. Le due nazioni entrambe componenti della Nato rischiano l’incidente e una possibile escalation militare non è così peregrina: se vuoi la pace devi essere pronto alla guerra. le Monde diplomatique – novembre 2021 – Serge Halimi