Dopo una lunga fase di sviluppo favorita dal processo di globalizzazione, l’intera economia mondiale sta subendo il fisiologico ridimensionamento della fase espansiva. La crisi economica che attanaglia l’Occidente sta causando la desertificazione industriale con perdita di know how tecnico di valore. Il tessile e il calzaturiero, il settore degli elettrodomestici, l’industria chimica, del legno, quella plastica e la conciaria, sono ambienti produttivi che hanno subito ovunque pesanti flessioni, con forti ricadute negative sull’occupazione. Tutti i distretti industriali sono penalizzati dal rallentamento che in Francia, dove il commercio estero è fermo dal 2004, ha portato gli investitori stranieri a fare incetta di marchi industriali famosi. La crisi è la dimostrazione che smentisce il mito liberista dell’industria che fa a meno dell’aiuto di Stato: per l’economista Mariana Mazzucato, le principali innovazioni dovrebbero essere garantite dai finanziamenti di Stato. Sono auspicabili politiche economiche e commerciali favorenti il rilancio dei mercati interni e che comprendano il rispetto delle regole per la concorrenza con finanziamenti per le infrastrutture, la formazione e l’aggiornamento dei lavoratori, garantendo aiuti alla ricerca per l’innovazione 4.0. le Monde diplomatique – luglio/agosto 2019