L’origine del patogeno causa dell’epidemia di coronavirus, nCoV-2019, rivelata in Cina il 7 gennaio 2020 a Wuhan nella provincia di Hubei, non è chiara. La teoria cospiratoria di un attacco biologico si è alimentata senza alcuna evidenza a sostegno. Idea condannata con fermezza anche dalla comunità internazionale alla luce della Biological Weapon Convention, BWC, del 1975 e siglata dalla Cina nel 1985 per bandire sviluppo, produzione e stoccaggio di armi di distruzione di massa (WMD, weapons mass destruction). Le superpotenze si accusano. Gli americani indicano gli istituti di ricerca cinesi mentre la Cina sospetta dei laboratori militari statunitensi. Israele incolpa i cinesi mentre i russi attaccano gli americani. Il ritrovamento di recipienti “biohazard” interrati nello spazio antistante il consolato americano di Wuhan cambia lo scenario: fonti cinesi all’inizio sostenevano che il virus avesse avuto origine da patogeni da guerra sviluppati dagli Stati Uniti che a loro volta accusano la Cina che dopo l’accordo del 1984 sul BWC, possa aver mantenuto attivo il programma di Biological Weapon.  Facile è sospettare del Wuhan Institute of Virology impegnato sui virus letali. Secondo l’israeliano Danny Shoham, microbiologo e analista senior dell’Israeli Military Intelligence for Biological and Chemical Warfare, il Wuhan Institute è collegato al Beijing’s Covert Biological Weapon Program. Vipin Narang, ricercatore americano e specialista di sicurezza al MIT sostiene che non esistano evidenze che il Coronavirus sia un’arma biologica, e che sia stato deliberatamente diffuso è solo disinformazione irresponsabile. Ma suggerisce anche maggiore attenzione e vigilanza sulle sostanze biologiche pericolose in considerazione delle nuove tecnologie emergenti che stanno rivoluzionando l’accesso a tossine e germi letali. Occorre istituire un International and National Biological Defense Security System per una più attenta consapevolezza pubblica. Journal of Bioterrorism and Biodefense 2020 Syed Javaid Khurshid