In questi ultimi mesi, il Venezuela è in preda al caos. L’ingegnere Juan Guaidò si è proclamato Presidente lo scorso 23 gennaio contrapponendosi a Maduro, Presidente riconosciuto dall’ONU (soprattutto da Cina e Russia), ma non da una parte dell’opposizione (Mesa de la unidad democratica); Guaidò è forte dell’appoggio di Stati Uniti, Austria, Canada, Giappone, di alcuni governi latino-americani e di alcune cancellerie europee.

I motivi che spingono gli Stati Uniti ad appoggiare Guaidò sono diversi: uno è legato alla situazione elettorale statunitense per la volontà di Trump di riconfermare nelle elezioni presidenziali del 2020 la vittoria in Florida, dove è presente una parte importante della comunità cubana e ispanica: da questo si sono sviluppati la retorica contro il binomio Cuba/Maduro e l’attivismo del senatore di origine cubana Marco Rubio; un altro fattore è connesso all’applicazione da parte degli USA dei criteri della “dottrina Monroe”, prima formulazione dell’imperialismo statunitense con la quale gli americani tentano di impedire minacce nel continente; un terzo motivo è fortemente connesso al ruolo strategico e economico del Venezuela, “ponte” tra sud America e Caraibi e un paese ricco di materie prime e petrolio.

In questo contesto occorre considerare che il Venezuela ha da sempre rapporti con Paesi avversi agli Stati Uniti come Libia, Cina, Iran, Russia e Cuba e che oggi gli “amici” e i sostenitori di Maduro sono Cina e Russia: i rapporti economici fra cinesi e Paesi della regione sono in forte incremento e gli USA non possono trascurarli. Geopolitica.info – 6 giugno 2019