Dal 13 al 15 marzo 2019 si è tenuto ad Addis Abeba un vertice tra politici e esperti africani di salute pubblica, per discutere delle istituzioni sanitarie nazionali (national public health institutions, NPHI) e di come renderle operative per il controllo delle malattie infettive emergenti e riemergenti che si possono manifestare nel Continente. La popolazione africana è in costante crescita e si prevede che raddoppi entro il 2050 passando dall’attuale 1.2 mld a 2.4 mld. E aumentano gli spostamenti veloci tra uno stato e l’altro con un aumento del trasporto aereo dell’Ethiopian Airlines del 21% dal 2017.

La pianificazione dell’Africa intende istituire libero mercato e libertà di spostamenti con innegabili vantaggi economici ma con rischi crescenti di diffusione del virus HIV e dell’Ebola, di pandemie influenzali, chikunguya e Lassa fever, pestilenze e infezioni batteriche antimicrobiche resistenti. Aspettare gli aiuti dell’Occidente ha costi elevati in termini di vite umane e per le risorse globali. I leader africani iniziano solo ora ad investire sulla salute dei loro popoli ma sono solo 15 le nazioni dotate di strutture in grado di portare a termine i programmi di NPHI con sorveglianza delle malattie e diagnostica, e con specialisti pronti ad affrontare l’emergenza. Come direttore dell’African Centres for Disease Control and Prevention di Addis Abeba, John N. Nkengasong intende riunire 55 stati membri per rinforzare la coesione nel NPHI e stimolare il settore privato africano, oltre quello internazionale, a investire in Africa nel rinforzo del settore sanitario.
La salute del Continente africano e quella del mondo, dipenderanno dal mantenimento dei nostri impegni