Durante la Seconda Guerra Mondiale, scienziati dell’Esercito Britannico del Biology Department di Porton Down nel 1942, eseguirono sull’isola scozzese di Gruinard, ad 1 km dalla terraferma, un test di guerra biologica con il Bacillus anthracis. L’esperimento denominato Operazione Vegetariana voleva provare un sistema di difesa che causò la distruzione dell’ecosistema dell’isola dichiarata inaccessibile per quasi mezzo secolo.
Nelle intenzioni il Governo di Londra voleva realizzare uno scudo dalla Germania nazista che minacciava l’invasione della Gran Bretagna: occorreva capire l’entità e l’efficacia di un attacco con antrace al territorio tedesco che avrebbe colpito animali, fonte di approvvigionamento alimentare, e essere umani. Provocare carenza di cibo e una pandemia potevano rappresentare elementi decisivi per le sorti della guerra, e fermare le intenzioni del nazismo in Europa.
I militari di Sua Maestà fecero esplodere sui terreni ordigni con antrace in prossimità degli animali, poi sopravvissuti tre giorni. Altri test su bovini, gatti e cavalli dimostrarono che le spore di antrace permanevano nel terreno per decenni. Nel 1944 l’accesso all’isola fu proibito.
Per anni l’Isola di Gruinard fu dimenticata. Ma occorreva comunque monitorare il livello di inquinamento del terreno: i carotaggi nel 1971 accertarono che le spore di antrace sulla superficie erano scomparse ma che erano presenti in profondità. Il problema della contaminazione dell’isola fu affrontato nel 1981 con l’operazione Dark Harvest per evidenziare il danno ambientale e per sollecitare la bonifica dell’isola. Il tentativo di pubblicizzare il dramma di quel territorio ebbe successo, gli attivisti e i ricercatori ottennero nel 1986 dal Governo guidato dal Primo Ministro Thatcher l’intervento di esperti che organizzarono la decontaminazione dell’isola. Un enorme quantitativo di formaldeide diluita, circa 280 tonnellate, fu rilasciato sul suolo di Gruinard: dopo trenta giorni un piccolo gregge di pecore libero di pascolare sopravvisse in buona salute. La decontaminazione completa dell’Isola scozzese fu dichiarata il 24 aprile 1990: nonostante si conoscesse la sua perniciosità, durante la Guerra fredda tra Est e Ovest, il B. anthracis è stato stoccato in grandi quantità negli arsenali militari di diverse nazioni.
L’antrace (dal greco “anthrakis” che significa “nero”), in riferimento alle lesioni necrotiche osservate a livello cutaneo, è un batterio di piccole dimensioni, incapsulato, aerobico o anaerobico, gram positivo o variabile, ha forma di spora a bacchetta, e provoca una malattia infettiva acuta, una zoonosi, che colpisce in modo naturale erbivori (equini, bovini, ovini, etc), e può essere trasmessa all’uomo, e capace di diffondersi. Cresce bene su terreno “agar sangue” risultante in colonie ampie a forma irregolare.Il B. anthracis, classificato dai CDC, Centers for Disease Control and Prevention, Agente di tipo A, considerato stabile a livello ambientale e organismo ubiquitario in natura, è riconosciuto patogeno che attacca pelle o organi interni: se inalato risulta fatale con sintomi che si manifestano dopo diversi giorni dall’infezione. L’agente eziologico di B antracis, altamente resistente nell’ambiente è considerato un agente biologico che può trovare applicazione in caso di conflitto o di attentato terroristico.
La necessaria profilassi viene realizzata con l’educazione sanitaria e con nozioni di igiene, attraverso un vaccino animale, in Italia prodotto e distribuito solo dall’Istituto zooprofilattico della Puglia e Basilicata, e obbligatorio per gli animali a rischio, oltre alla protezione CBRN individuale e collettiva, con la decontaminazione e sorveglianza dei sospetti e dei contatti, tramite evacuazione o isolamento. In caso di emergenza occorre pianificare la collaborazione tra servizio sanitario e veterinario, tra le unità speciali militari e le altre forze dell’ordine, tra le autorità locali e le rappresentanze dei media che gestiscono l’informazione, per contrastare l’epidemia e ridurre ogni forma di panico tra la popolazione.
La diagnosi implica il controllo con analisi microbiologica per identificazione e conferma dell’aggressivo presente nell’aria (se disperso con mezzi aerei), nell’acqua o nel cibo, nel terreno o in ambienti differenti. Questa fase coinvolge non solo unità di esperti di salute pubblica, ma anche unità militari di difesa e intelligence CBRN (WMD-CBRN), i servizi di pronto soccorso per interventi tempestivi di terapia con antibiotici di prima scelta quali la penicillina, la doxiciclina e i fluorochinolonici: tutti i genotipi finora studiati (oltre 1000) si sono rivelati sensibili alla penicillina, con la guarigione garantita solo se si interviene nelle fasi iniziali della malattia. Nelle fasi avanzate esiste il rischio che si siano accumulate tossine letali con gli antibiotici che neutralizzano i batteri non in grado, però, di annientare le sostanze tossiche. Quindi occorre il ricovero dei pazienti e analisi microbiologiche, profilassi vaccinale e protezione individuale oltre che collettiva in ambito CBRN, decontaminazione, trattamento sanitario parziale e totale, individuazione e conferma dell’origine dell’agente biologico. Se la contaminazione e l’insorgenza della malattia sono sospette, il servizio sanitario raccoglie i campioni ed effettua la conferma con PCR (polymerase chain reaction) e con sistema ELISA o spettrometria. Redazione – gennaio 2023
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