Oltre a dover smaltire proprie materie prime e scarti industriali, l’Africa ospita sul proprio territorio discariche con decine di migliaia di tonnellate di rifiuti provenienti da Cina, Stati Uniti, Spagna e Gran Bretagna, in siti a cielo aperto altamente inquinanti. Dal prossimo anno i Paesi della Comunità dell’Africa orientale, EAC, (Kenya, Uganda, Tanzania, Rwanda, Burundi e Sud Sudan) bloccheranno l’import di dispositivi elettrici e elettronici dismessi dalle società occidentali che con modalità spesso illegali vengono depositati nei loro territori causando inquinamento di sottosuolo, falde acquifere e periferie urbane. E’ forte l’allarme per i danni alla salute delle popolazioni per elementi come piombo, nichel, cadmio, mercurio, arsenico, cromo presenti negli apparati elettronici che liberati nell’ambiente rappresentano una minaccia per il sistema nervoso nella fase fetale di sviluppo e nell’età evolutiva, oltre ai percolati che infiltrano le falde acquifere con l’inquinamento delle fonti idriche. Il recupero di sostanze acide e parti dei dispositivi dismessi impegnano nel recupero giovani e adulti. L’attività del riciclo delle materie prime viene condotto senza nessuna garanzia salariale o di sicurezza ma che frutta a chi organizza guadagni non trascurabili. Nel 2019 il valore delle materie prime recuperate è stato di 3.2 miliardi di dollari: in Ghana attraverso la discarica di Agbogbloshie, periferia di Accra, dove lavorano circa 6000 persone con altre 1500 impegnate in attività parallele, e 200mila nelle attività di riciclo, si valuta un indotto economico tra 105 e 268 mln di dollari. Nigrizia – 14 dicembre 2021