In un rapporto siglato nel 1957 da Richard Nixon, l’amministrazione americana parlava dell’Africa come continente “emergente” (The emergence of Africa) e della preoccupazione di Washington che quell’area geopolitica potesse divenire terra di dominio comunista: per l’Africa negli anni tra 1980 e 2000 il concetto di “mercato emergente” ha significato dover rispondere alle esigenze del dogma neoliberista imposto da organismi internazionali come Fondo Monetario e Banca Mondiale.
Definito dall’Economist “continente senza speranza” nel 2000, l’Africa diviene poi “continente promettente”, peri francesi “il nostro futuro”. All’inizio del nuovo secolo la stabilità politica e l’aumento dei prezzi dei prodotti di esportazione specie delle materie prime, la crescita dei flussi commerciali tra Africa e Cina sono stati aspetti fondamentali nel ridefinire le sue qualità e potenzialità: la mancanza d’autonomia monetaria, il pericolo dell’indebitamento e l’inganno del presunto libero scambio oltre alla necessità dell’autosufficienza alimentare, impongono scelte complesse e unitarie di fronte ad un sistema multilaterale in continua mutazione. le Monde diplomatique – giugno 2020